Franca Ghitti e gli Altri Alfabeti a Brescia

Dopo Francesco Vezzoli, Emilio Isgrò e Fabrizio Plessi, i Palcoscenici Archeologici tornano al Museo di Santa Giulia di Brescia con Franca Ghitti. Una storia di Altri Alfabeti, la prima mostra monografica dedicata all'artista bresciana (1932-2012), in programma dal 16 giugno 2026 al 4 aprile 2027. Promossa dal Comune di Brescia e da Fondazione Brescia Musei e curata da Fausto Lorenzi ed Elena Pontiggia con la Fondazione Archivio Franca Ghitti, la mostra è un progetto site specific che, nel format identitario dei Palcoscenici Archeologici, fa dialogare le opere dell'artista con il percorso permanente del museo. Il progetto è realizzato nell'ambito dell'eredità dello scultore Bruno Romeda.

Franca Ghitti, una voce della Valle Camonica

L'arte di Ghitti trae ispirazione dai linguaggi non verbali della sua terra, la Valle Camonica: le incisioni rupestri (primo sito italiano dichiarato dall'UNESCO Patrimonio dell'umanità), il romanico minore delle pievi, gli utensili di ferro, le Vicinie di mutuo soccorso. Dal recupero di legni consumati, chiodi e scarti di segheria e di fucina nascono opere che richiamano le forme essenziali della vita quotidiana e insieme la solennità di monumenti rituali. In una lettera-manifesto del 1987 a Enrico Crispolti, l'artista indicò le tre radici della propria scultura: il romanico lombardo e le sue varianti europee, i segni essenziali del mondo preistorico confrontati con la simbologia di alcune tribù africane, e l'inventario di segni, tacche e nodi di segantini, fabbri, fucinieri, pastori e contadini — la lingua "altra" da cui prende nome l'intera mostra. Le opere esposte provengono dall'Archivio Franca Ghitti, dal Museo Franca Ghitti di Darfo Boario Terme e da una collezione privata.

Dal monastero al mondo romano

Il dialogo con il museo comincia nelle sale dedicate al monastero benedettino di San Salvatore e Santa Giulia, dove i dipinti Bambino con gatto e Racconto della valle n. 2 documentano gli esordi, con la superficie organizzata per campiture come una mappa; accanto, le Tavole chiodate, in cui i chiodi diventano grafemi di una scrittura arcaica, e le Mappe, superfici lignee incise che rievocano le rocce dei camuni. Nel chiostro di Santa Maria in Solario la Mappa: lunario introduce alle Meridiane, spirali e labirinti, installazioni in ferro dalle geometrie primarie collocate nel cortile. Nella sezione romana, tra i resti delle domus con i pavimenti a mosaico, i Tondi ricavati dai fondi di grandi botti si offrono come mappe antropologiche, mentre le Pagine chiodate — palinsesto di un libro delle fatiche fatto di registri e giornali macerati e oliati — e la Porta del silenzio dialogano con i manufatti del vivere quotidiano.

Tra Comuni, romanico e sacralità

Nella sezione dell'Età dei Comuni e delle Signorie, tra capitelli, sculture e affreschi romanici e gotici, si inseriscono piccole sculture lignee del "romanico minore" di Ghitti ed elementi in vetrocemento che rimandano alle vetrate delle chiese medievali. Il cuore sacrale della mostra è però la basilica di San Salvatore: al centro dell'originario nartece, circondato da affreschi duecenteschi, si addensa il Bosco degli Alberi-libro, stele lignee che alludono al liber e alla custodia del sapere, con intorno il cerchio delle offerte e le tazze di siviera delle antiche fucine. Nella cappella di Sant'Obizio — il santo-guerriero camuno affrescato da Romanino, autore di importanti cicli nelle pievi della Valle — si erge la stele Albero-ferito, mentre di fronte, nella cappella della Vergine, le Vicinie in legni recuperati evocano clan, corporazioni e processioni dell'habitat camuno. Nella cappella di San Giovanni Battista, con gli affreschi del secondo Trecento attribuiti al Maestro di Lentate, il Tondo di Wiligelmo rende omaggio allo scultore romanico del XII secolo come simbolo di una cultura artigianale e comunitaria.

Confini, boschi e paesaggio

Il dialogo prosegue negli spazi aperti del complesso. Nel grande chiostro rinascimentale si fronteggiano due Boschi: la Foresta / Alberi-vela, dagli alberi con patina argentea e "fogliame" di sfridi di ferro, muraglia difensiva e immagine dell'habitat come protezione, e il Bosco bruciato, immagine di una natura violata e di una memoria ferita. Lungo il Corridoio Unesco, nel chiostro occidentale di San Salvatore, il Cancello d'Europa si fa barriera e soglia insieme, riflessione sulle "borderline" di un'Europa attraversata da migrazioni, integrazioni e respingimenti; nel Viridarium, il parco delle sculture, la Scala, nata dalla ricomposizione di relitti della lavorazione del ferro, si innalza come due mani congiunte in un gesto di invocazione, sintesi della scultura di Ghitti come sbarramento inquieto e insieme architettura del paesaggio.

Public program e catalogo

La mostra è accompagnata da un ampio public program per tutte le tipologie di visitatori — percorsi di visita, laboratori per famiglie e per gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, attività riservate agli abbonati di Abbonamento Musei Lombardia — e da un quaderno gratuito con schede dei curatori. Completa il progetto un catalogo edito da Skira, con le exhibition view delle installazioni firmate dalla fotografa Ela Bialkowska e gli approfondimenti critici di Bruno Corà, Ara Merjian, Fausto Lorenzi ed Elena Pontiggia.

Franca Ghitti, note biografiche

Franca Ghitti nasce a Erbanno, in Valle Camonica, nel 1932; il padre possiede una grande segheria e il contatto con il legno segna la sua formazione. Studia con Gino Moro all'Accademia di Brera, poi all'Académie de la Grande Chaumière a Parigi e al corso di incisione di Kokoschka a Salisburgo. Nel 1963 è tra i fondatori del Centro Camuno di Studi Preistorici e dalle incisioni rupestri nascono le prime Mappe e le prime Vicinie, Rogazioni e Litanie; nel 1966-67 affresca i Racconti della Valle nel Palazzo del Comune di Breno. Tra il 1969 e il 1971 lavora in Kenya, tra Nairobi — dove realizza le vetrate della Chiesa degli Italiani — Wamba e Loiengalani sul Lago Rodolfo, dove matura l'idea dei codici formali come "altri alfabeti". Rientrata in Italia, tramite il poeta Lento Goffi conosce l'editore Vanni Scheiwiller, avviando un lungo sodalizio con Maria Luisa Ardizzone e Mary de Rachewiltz, figlia di Ezra Pound; nel 1977 collabora con il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma e nel 1978 avvia una collana sull'arte popolare camuna (La valle dei magli, La farina e i giorni, Memoria del ferro). Nel 1979 realizza Ghitti-Gates per il castello di Brunnenburg, già dimora di Pound, e firma installazioni ambientali in Labrador (1980), a Pantelleria (1983) e a Guatemala City (1996). Muore a Brescia nel 2012; nel 2013 nasce la Fondazione Archivio Franca Ghitti e nel 2016 esce la prima monografia a cura di Elena Pontiggia (Skira). Sue opere sono presenti nei Musei Vaticani, al Quirinale, alla GAM di Roma e alle Gallerie d'Italia a Milano, e a Darfo Boario Terme le è dedicato un museo.

Informazioni utili

  • Mostra: Franca Ghitti. Una storia di Altri Alfabeti, a cura di Fausto Lorenzi ed Elena Pontiggia
  • Quando: dal 16 giugno 2026 al 4 aprile 2027
  • Dove: Museo di Santa Giulia, Brescia
  • Catalogo: Skira

Maggiori informazioni: bresciamusei.com.

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