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Curiosità

Folklore bresciano

La giostra di Brescia

Ogni anno, intorno alla metà di settembre, si assiste alla rievocazione storica dei festeggiamenti organizzati in occasione della visita della regina di Cipro, Caterina Cornaro, al fratello Giorgio, Podestà di Brescia, nel 1497. La città si anima per due giorni con il Corteo Storico in costume, il Mercato Medioevale e gli spettacoli di sbandieratori e costumanti. In Palazzo Broletto si rivive l'atmosfera del banchetto medioevale durante la "Cena della Regina", dove la stessa accoglie le autorità regionali e provinciali. Nella giornata di domenica ha luogo la solenne Benedizione dei Cavalli e l'esibizione di musici e sbandieratori. Nel pomeriggio si svolgono gare equestri che rappresentano le finali di gare indette precedentemente in altri paesi della provincia, così che a fine giornata viene decretato il paese vincitore che potrà fregiarsi della "Spada della Giostra", consegnato dalla "regina" stessa. Durante la Giostra a Brescia si può quindi assistere ad un continuo mescolarsi di feste, gare e ricostruzioni storiche in uno scenario che rappresenta un'epoca che per noi oggi assume gli allettanti connotati della fiaba.

Festa patronale dei Santi Faustino e Giovita

Il 15 febbraio si festeggiano a Brescia i patroni della città: Faustino e Giovita. Essi, vissuti al tempo di Roma antica, erano figli di una nobile famiglia originaria della città. Convertiti e battezzati dal Vescovo Apollonio, iniziarono ben presto l'opera di evangelizzazione e per questo si inimicarono i potenti pagani della città che temevano la diffusione del Cristianesimo. L'imperatore Adriano, informato dell'opera dei due cristiani, ordinò che venissero dati in pasto alle belve: con grande stupore del pubblico, le fiere si rifiutarono di attaccare i due giovani. Fu gridato al miracolo e molti bresciani si convertirono. Grande fu l'ira dell'Imperatore che ordinò di farli bruciare vivi, ma neppure il fuoco riuscì a scalfirli; allora vennero condotti a Milano dove, incarcerati, vennero sottoposti ad ogni genere di tortura. Portati a Roma vennero offerti, inutilmente, alle belve del Colosseo. Giunti a Napoli vennero abbandonati alla deriva su di una piccola barca che però venne ricondotta a riva per intervento degli angeli. Esasperato, Adriano ne ordinò la condanna a morte per decapitazione. La figura dei due Santi acquistò ancora maggior importanza per la città di Brescia dopo che vennero visti apparire sulle mura della città a dare man forte ai bresciani durante l'assedio di Nicolò Piccinino nel 1438. In occasione dell'anniversario della loro morte a Brescia, ogni 15 febbraio, si tiene la fiera popolare, tradizione cittadina.

La festa di Santa Lucia

Una delle più belle tradizioni bresciane vuole che Santa Lucia sia una festa per tutti i bambini. Poiché la Santa è cieca si fa guidare dal suo fidato asinello per le strade del paese. L'animale si ferma solo la dove i bambini hanno lasciato dolciumi in abbondanza fuori dai davanzali delle finestre per consegnare i doni richiesti nelle loro letterine.

In cambio non deve mancare la promessa alla Santa, protettrice della vista, di essere buoni per l'intero anno.

Il Carnevale di Brescia

Il carnevale, in perfetto stile veneziano, era una festa ricca di bagordi, in cui si spezzavano i tabù sessuali. I Bresciani amavano andare in maschera e anche alcuni religiosi si adeguavano a questa moda, tanto che nel XVII secolo scoppiarono alcuni scandali per il coinvolgimento di monaci e suore nei festeggiamenti. Nel 1715 il podestà tentò di ordinare la chiusura dei teatri e di vietare l'uso delle maschere, invitando i cittadini a organizzare una processione per ottenere la grazia divina nella guerra contro i Turchi. L'ordinanza venne completamente disattesa e il popolino prese a sbeffeggiare l'autorità con canzoni e motti. Qualcosa di questa tradizione sopravvive nel carnevale di Bagodino, in Val di Caffaro. La festa è quanto di più semplice si possa immaginare: niente carri o sfilate, si balla per le strade e ci si diverte, e basta!

Il rogo della “vecchia”

Una tradizione antica e coinvolgente si risolve in un "sfida" a distanza tra i quartieri cittadini. Un fantoccio pieno di botti, girandole e fuochi artificiali viene bruciato tra gli applausi: rappresenta i mali del vivere quotidiano. La festa, pagana e sanamente liberatoria, si svolge a metà della quaresima segnando la fine dell'inverno.

I "Venerdì di marzo"

Presso il Duomo Vecchio, situato in via Giuseppe Mazzini, si celebrano, per iniziativa dell'antica confraternita delle Sante Croci, i "Venerdì di marzo". In quest'occasione è possibile ammirare il Tesoro delle Sante Croci che comprende: "La reliquia della Santa Croce"; la "Stauroteca", cassettina lavorata a sbalzo che fino al 1532 custodì la Reliquia della Santa Croce; la "Croce del Campo", croce greca del XII secolo ornata di pietre preziose e altri due preziosi reliquiari. Il tesoro, negli altri periodi dell'anno, è custodito in un cassone in ferro munito di sette chiavi. Dal 1527 si trova nella Cattedrale.